"Mi faresti una balena?"

Detto così mi ricorda Il piccolo principe, "Disegnami una pecora", ma è così che è iniziato. A dire la verità di lì è iniziato molto altro, altro che mi ha portato ad avere una fede al dito, ma quella è una storia differente.
Dopotutto, pensavo, una balena non è molto diversa da un cactus (potrebbe essere il titolo di un trattato filosofico detto così); ha una forma più sinuosa certo, ha le pinne (le pinne giganti delle megattere! Quanto mi hanno sempre affascinato!) e la coda, ma sono dettagli, il procedimento è il medesimo: tagli la lamiera, la martelli quanto basta per darle la forma, saldi insieme i pezzi, voilà!
E così ho iniziato a progettare questa balena che era uguale a un fico d’india ma era tutta un’altra cosa ovviamente (e per progettare intendo cominciare a metterla insieme perché si sa che devo veder nascere le cose per capire davvero come saranno), e a drogarmi di immagini di balene per studiare la forma delle pinne, la curva della schiena, le dimensioni della coda, che sì, è un omaggio più che una rappresentazione anatomicamente corretta, ma deve pur sempre essere verosimile.
Ed è venuta bellina questa balena e ne sono orgoglioso, e anche quella dopo, e quella dopo ancora, e ora Malpeza è un balenificio a pieno regime; e alcune sono già andate per la loro strada, una qui a Torino, una in Veneto, una a Roma, un paio sono state regalate in un’occasione speciale, tre sono state rubate (e il modo ancor m’offende, come diceva Dante), altre nascono e nasceranno.
Ne volete una? Scrivetemi!!